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La saggezza popolare ci insegna che un amante
abbandonato può arrivare a fare qualsiasi cosa pur di recuperare il
suo oggetto di amore; l'amore e il dolore provati solo per pochi
esseri umani ci spinge all'intenso legame affettivo che é alla base
dell'attrazione che un individuo nutre per un'altro individuo.
I principali tipi di legami sono quelli che si
instaurano coi genitore e tra gli adulti di sesso opposto. La
tendenza all'avvicinamento ed al mantenimento di questa vicinanza é
tipica della coppia unita dal legame affettivo, gli individui non
legati non mostrano tale tendenza e si manifesta l'accentuata
tendenza a resistere strenuamente ad ogni approccio tentato
dall'altro. Altra caratteristica é la ricerca reciproca nel caso di
lontananza e l'osteggiamento di qualsiasi tentativo da parte di un
terzo alla rottura del legame, normalmente il partner più forte
attacca questo intruso mentre il più debole scappa e si aggrappa a
quello più forte; il comportamento aggressivo nella coppia si
manifesta quindi con l'attacco dell'intriso e con la punizione nei
confronti del partner colpevole sia esso il compagno o il piccolo.
Nei legami affettivi si manifestano quindi le più intense emozioni;
la minaccia di perdita provoca angoscia, una perdita effettiva causa
sofferenza ed ambedue possono provocare collera, infine
l'incontestato perdurare di un rapporto affettivo viene vissuto come
fonte di sicurezza, il nascere di un legame affettivo come fonte di
gioia.
Il rapporto affettivo non é condizionato dal rapporto
sessuale ma le due funzioni possono coesistere anche separatamente.
La funzione biologica di quasi tutti i legami e la protezione dai
predatori indispensabile per la sopravvivenza quanto la nutrizione o
la riproduzione. Quindi una capacità ad instaurare un legame ha un
alto valore di sopravvivenza. Molti disturbi psiconevrotici possono
considerarsi come riflessi di una disturbata capacità a creare
legami affettivi dovuta ad un anomalo sviluppo nell'infanzia od a un
suo successivo sconvolgimento.
Gli psiconevrotici e i sociopatici mostrano sempre un
deterioramento, spesso grave e duraturo, della capacità di
strutturazione dei legami affettivi; ciò dipende da uno sviluppo
anomalo verificatosi in una infanzia in un ambiente familiare
atipico, dove sono mancate le possibilità di stabilire legami
affettivi o a lunghe e a volte ripetute distruzione dei legami
creati (Bowlby 51, Ainsworth 62).
La ripetuta rottura di tali legami nell'infanzia
quasi sempre comporta depressione, sociopatia e sintomi
delinquenziali e suicidali. Il sociopatico o psicopatico esibisce
atti contro la società, atti criminosi, atti contro la famiglia
(incuria, crudeltà, promiscuità sessuale o perversione), atti contro
se stesso es. tossicomania, suicidio o tentato suicidio, ripetuto
abbandono del lavoro. In tali persone la capacità di sviluppare e
mantenere legami affettivi é sempre disturbata e non di rado
assente.
Fino a dieci anni l'assenza della madre o del padre o
di entrambi pare aumenti il grado di comportamento antisociale
evidenziato dai membri del gruppo. Tra i pazienti suicidi o quelli
che tentano il suicidio si sono verificate particolarmente duranti i
primi cinque anni di vita o la morte di un genitore, ma anche altre
cause di assenza prolungata nel tempo, in particolare la
illegittimità ed il divorzio. É stato riscontrato che coloro che
hanno subito una perdita prima dei quindici anni si differenziano
notevolmente sotto certi aspetti da coloro che non l'hanno subita.
Per i depressi la perdita é dovuta prevalentemente
alla morte di un genitore invece che per casi di illegittimità,
divorzio o separazione; tale depressione tende ad essere più alta
nel secondo quinquennio e certe volte anche nel terzo. Esperienze
comuni del gli psicopatico possono essere rappresentate oltre che da
la perdita di figure parentali nei primi cinque anni di vita o in
certi casi anche fino ai quindici anni, anche il fatto delle
conseguenti esperienze del bambino di passaggio da una figura
parentale all'altra. L'età particolarmente avanzata dei genitori
costituisce un fatto particolarmente predisponente non solo per
eventuali anomalie che possono essere trasmesse nel corredo genetico
quanto per il fatto che la assenza improvvisa del genitore per
decesso aumenta di frequenza.
Quando il bambino si trova con estranei senza le
figure genitoriali non solo é fortemente turbato al momento ma anche
i successivi rapporti con i genitori subiscono un deterioramento
almeno temporaneo; le forme di disturbo che si presentano sono
distacco emotivo o inesauribile bisogno di restare vicino alla
madre; il distacco emotivo arriva al punto da arrivare a non
riconoscere la madre quando tale figura gli viene riproposta, la
guarda senza vederla e rifiuta la sua mano; manca ogni comportamento
di mantenimento della vicinanza tipico del legame affettivo, tale
comportamento persiste per minuti ore a volte giorni; la ripresa
dell'attaccamento può essere improvvisa ma spesso è lenta e
frammentaria; la lunghezza del distacco emotivo é proporzionato alla
lunghezza della separazione.
Quando il comportamento di attaccamento riprende, il
bambino di solito si aggrappa alla madre di più di quanto non lo
facesse prima, non sopporta che la madre si allontani e tende a
piangere e a seguirla per tutta la casa; tale fase é critica poiché
la continua richiesta di compagnia mette a dura prova la madre che
potrà rispondere negativamente suscitando ben presto il
comportamento ostile e negativo del bambino.
Il comportamento distaccato del bambino in queste
fasi ha delle strette analogie col comportamento distaccato dello
psicopatico; può essere utile postulare il comportamento disturbato
dell'adulto come il persistere nel tempo di schemi devianti di
comportamento volto alla ri-creazione di legami affettivi risultati
da rotture di legami verificatesi nell'infanzia.
Abbiamo visto come siano di fondamentale importanza
per la integrità psichica dei nostri pazienti che non si siano
verificati, in particolare durante i primi cinque anni di vita
separazioni dalle figure amate; prolungate rotture del legame
madre-figlio determinano infatti con particolare frequenza disturbi
sociopatici e psicopatici nell'età adulta ed in genere disturbi
della personalità. Il lutto nell'età adulta é caratterizzato da
quattro fasi:
- fase di torpore che dura da poche ore a settimane e
può essere interrotta da attacchi di angoscia o di collera di
estrema intensità;
- fase dello struggimento e della ricerca della
figura persa che dura mesi spesso anni;
- fase di disorganizzazione e disperazione;
- fase di maggiore o minore grado di
riorganizzazione.
Nella fase di torpore la maggior parte rimaneva
impietrita ed incapace in grado maggiore o minore di accettare la
notizia con relativa incapacità di realizzare ciò che si sta
verificando (é il caso di esperienze riportate da alcune vedove).
Nella fase dello struggimento e della ricerca della
persona persa (giorni successivi, o settimane) si verificano accessi
di intenso turbamento e pianto, sorge una grande agitazione e
preoccupazione al pensiero della persona scomparsa assieme alla
sensazione della sua presenza , con marcata tendenza ad interpretare
segni e rumori come indizi del ritorno della persona. Si presenta un
intenso impulso a ricercare e recuperare la persona persa (tale
impulso può più o meno essere consapevole) recarsi al cimitero, in
luoghi strettamente legati alla figura scomparsa, tale impulso
spesso lo si considera anche assurdo ed irrazionale; qualsiasi sia
l'atteggiamento che si assumerà rispetto a tale impulso l'impulso a
ricercare e se possibile a recuperare e sempre comunque presente. Si
predispone a livello sensoriale un set percettivo interno derivato
dalle precedenti esperienze con l'oggetto che facilita il
riconoscimento dello stesso tra le varie stimolazioni sensoriali che
pervengono dal mondo tale modalità comportamentale é del tutto
automatica e comprende dei comportamenti stereotipati quali:
a) il muoversi senza tregua nell'esplorazione
dell'ambiente;
b) il pensare intensamente alla persona scomparsa;
c) lo sviluppo del set percettivo anzidetto;
d) il dirigere l'attenzione verso parti dell'ambiente
in cui potrebbe trovarsi la persona;
e) il reclamare la persona scomparsa.
Comuni poi all'impulso della ricerca sono il pianto e
la collera; le espressioni facciali tipiche del dolore dell'adulto
sono il risultato degli impulsi infantili ad urlare per essere stato
abbandonato e all'inibizione di tale grido. Sia il pianti che l'urlo
sono gli effetti attraverso cui il bambino di solito attira e
recupera la madre assente o qualche altra persona che possa aiutare
a ritrovarla. La collera dopo il ritrovamento é presente sopratutto
nei primi giorni, essa é comunque costruttiva soltanto se la
separazione é temporanea e serva come capo di accusa contro chiunque
sia responsabile della separazione.
Ci sono quindi buoni motivi di ordine biologico per
dichiarare che ogni separazione é accompagnata istintivamente da un
comportamento aggressivo, così a livello istintuale consideriamo
ogni perdita come recuperabile.
Abbiamo visto che il comportamento di attaccamento é
principalmente volto alla difesa dei predatori esso si manifesta
principalmente nell'infanzia come attaccamento alla figura
genitoriale ma può presentarsi anche nei confronti di figure
significative ed anche in età adulta nei confronti di un parente di
un datore di lavoro di una figura comunque importante nella
comunità. Lo stesso comportamento si attiva ogni volta che una
persona (bambino o adulto) é malato o in difficoltà ed é suscitato
in maniera particolarmente intensa quando la persona é spaventata o
quando la figura di attaccamento non é presente.
Non si può considerarlo comportamento regressivo dato
che fa parte del nostro corredo biologico istintivo. Il lutto nelle
vedove si manifesta in misura maggiore minore é la sua età ed é più
probabile che ne risenta la sua salute alla fine dei dodici mesi
successivi al lutto; ad età maggiori di sessantacinque anni pare che
il lutto si senta di meno forse perché i legami affettivi già
cominciavano ad allentarsi.
Abbiamo già posto l'accento sul fatto di quanto sia
difficile per la persona adulta accettare il fatto che una persona
cara è morta e non ritornerà più, naturalmente per i piccoli tale
consapevolezza é oltremodo dura da accettare. Noi pensiamo che non
solo i bambini ma anche per gli adulti necessiti la presenza di una
figura di sostegno durante il lutto e per riprendersi dalla perdita;
per il bambino é poi di somma importanza dopo la perdita della
persona cara avere subito un valido e permanente sostituto a cui
attaccarsi successivamente; la stessa cosa vale per gli adulti anche
se a questa età é relativamente più semplice trovare un sostegno
nell'amicizia di qualcuno.
É opinione diffusa che affinché il lutto possa avere
un esito positivo é necessario che la persona colpita prima o poi
dia libero sfogo alle sue sensazioni, il dolore che non parla
imprigiona il cuore. Il ruolo terapeutico nel lutto dovrebbe essere
quello di un amico di un sostegno disposto a prendere in
considerazione nelle discussioni ogni speranza desiderio e recondita
possibilità che essa ancora nutra per il ritrovamento della figura
persa, assieme ad ogni rimpianto, rimprovero e delusione che
l'affliggono contro quei dottori incompetenti e contro lo stesso
defunto sottoforma di collera per l'abbandono.
Naturalmente per i pazienti specialmente anziani che
hanno subito una perdita nei primi anni dell'infanzia e
dell'adolescenza aiutarli a recuperare le speranze di riunione perse
e la rabbia per essere stati abbandonati può essere un compito lungo
e tecnicamente difficile; struggimento per l'impossibile, collera
violente, pianto impotente, orrore alla prospettiva della
solitudine, sono tutte sensazioni che una persona colpita da una
perdita ha bisogni di esprimere e a volte prima di tutto scoprire
per fare progressi, tali sensazioni hanno però la tendenza ad essere
considerate indegne e vili ed esprimerle può sembrare umiliante e
provocare critiche e disprezzo e non fa quindi meraviglia se tali
sensazioni rimangano così spesso inespresse e possano in seguito
rimanere latenti; il manifestare il dolore nelle famiglie di origine
viene considerato come un qualcosa da fare scomparire il prima
possibile, pianto e manifestazioni di protesta in tali famiglie
tendono ad essere considerati infantili e la collera e la gelosia
come riprovevoli, le richieste di presenza del padre e la madre
vengono considerate come sciocche e ingiustificate, più piange e va
in collera più gli viene detto che é infantile e cattivo, in seguito
a tali pressioni é capace che egli faccia sue tali norme; così in
caso di perdita egli invece di dare libertà allo sfogo tenderà a
reprimerlo. I familiari, sottoposti allo stesso tipo di educazione,
tenderanno ad esprimere i stessi giudizi critici nei confronti alle
emozioni e le loro espressioni.
La violenta reazione delle vedove é dovuta al fatto
che gran parte dell'autostima e dell'identità di ruolo sono
subordinati alla presenza del coniuge, ed i rapporti con altri
componenti della famiglia estesa tendono a perdersi; in caso poi di
rapporto ambivalente con il coniuge non di rado ci si accusa della
sua morte e di non aver fatto nulla per evitarla.
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