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Abuso di sostanze
psicoattive
Quando si affrontano i problemi dell’alcolismo
e dell’uso di sostanze psicoattive, si assiste sovente a ricadute
non dipendenti dall’intervento terapeutico. Le ricadute sono comuni,
e le interpretazioni delle motivazioni inconsce alla base del
comportamento deviante, sembrano avere scarso impatto su tali
condotte.
I modelli psicodinamici dell'alcolismo vengono
guardati con scetticismo da numerosi studiosi del settore.
Uno tra i modelli più accreditati per il
trattamento di tali disturbi comportamentali prende il nome di
modello morale e considera gli alcolisti interamente responsabili
della loro condotta, considerando gli stessi individui edonisti ed
interessati solamente alla ricerca del proprio piacere, senza alcuna
considerazione per i sentimenti altrui.
Tra i metodi che riscuotono maggior successo
segnaliamo quello dell’astinenza forzata praticata in comunità
protette come quelle dell’Alcolisti Anonimi (AA): i suoi metodi sono
rivolti a bisogni psicologici e al cambiamento duraturo raggiunto in
un contesto interpersonale nel quale gli alcolisti possono accolti e
supportati da una comunità di compagni di sofferenza che si
preoccupa e si prende cura reciproca. Tali figure vengono
interiorizzate allo stesso modo nel quale viene interiorizzato uno
psicoterapeuta, e possono assistere l'alcolista nella gestione degli
affetti, del controllo degli impulsi, e per altre funzioni dell'lo,
proprio come farebbe uno psicoterapeuta.
Sebbene nessuno specifico tratto di
personalità sia connesso all'alcolismo, osservatori psicoanalitici
hanno ripetutamente notato difetti strutturali, come debolezza
dell'Io e difficoltà a mantenere l'autostima, con la tendenza a
sostituire le strutture psicologiche assenti restaurando il rispetto
di sè e di armonia interna.
Studiosi del disturbo borderline della
personalità hanno notato dei paralleli tra alcolismo e la struttura
intrapsichica dei pazienti con disturbo borderline di personalità,
con scarsa tolleranza dell'ansia, scarso controllo affettivo, e
l'uso prevalente di meccanismi di scissione come difesa psicologica
predominante
Quando gli alcolisti smettono di bere e
guardano indietro allo sfacelo causato dalla loro esistenza di
alcolisti e si trovano in genere ad affrontare un certo grado di
depressione. Sebbene farmaci antidepressivi possano alleviare tale
depressione, la psicoterapia e generalmente utile nell'affrontare il
dolore associato alla rielaborazione della sofferenza connessa al
riconoscere di aver fatto del male ad altre persone.
Un considerevole numero di studi di settore
sostiene l'associazione tra disturbo di personalità e depressione
suggerendo un legame tra l'iniziazione all'uso della marijuana e la
pressione del gruppo di coetanei adolescenziali di appartenenza. Uno
studio ha riscontrato una stretta relazione tra l’abuso di sostanze
e la formazione di relazioni deteriorate coi propri genitori e
depressione.
L'originaria interpretazione psicoanalitica di
ogni abuso di sostanze come regressione allo stadio orale dello
sviluppo psicosessuale e stata sostituita da una interpretazione di
tipo difensiva e adattiva piuttosto the regressiva. Nei fatti, l'uso
di droghe può effettivamente riportare a stati regressivi,
rinforzando difese dell'Io inadeguate contro affetti potenti come
rabbia, vergogna e depressione. I ricercatori psicoanalitici
contemporanei considerano il comportamento tossicomane, come un
riflesso della carenza nella capacità di prendersi cura di se stessi
e non come un impulso autodistruttivo, conseguenza di disturbi nello
sviluppo che generano una inadeguata interiorizzazione delle figure
genitoriali, e una conseguente incapacità ad autoproteggersi e
conseguente basilare difetto di giudizio riguardo ai danni derivati
dall'abuso di sostanze.
Ugualmente importante nella patogenesi della
tossicodipendenza e la deficiente funzione regolatoria degli
affetti, del controllo degli impulsi e del mantenimento
dell'autostima. Tali deficit creano dei problemi corrispondenti
nelle relazioni d'oggetto.
L'uso di molteplici droghe pesanti e stato
inoltre messo in rapporto diretto con l'incapacità del
tossicodipendente di tollerare e regolare la vicinanza
interpersonale. Tali fattori relazionali hanno effetto sul grado di
vulnerabilità narcisistica rendendo difficile per il soggetto
modulare gli affetti associati alla vicinanza interpersonale.
L'ingestione di una droga può essere vista come un tentativo
disperato di compensare le carenze del funzionamento dell'lo,
dell'autostima e dei relativi problemi interpersonali, offrendo
sollievo e un’esperienza, seppur temporanea, di un'accresciuta
capacità di farcela.
E facile the l'affetto più doloroso sia quello
the determina la scelta del tipo di droga assunta.
L’uso della cocaina ad esempio, sembra
attenuare Io stress legato alla depressione, all'iperattività e
all'ipomania, mentre i narcotici sembrano ridurre i sentimenti di
rabbia nei dipendenti da oppiacei.
Uno studio si è concluso come la dipendenza da
eroina sia plurideterminata da: 1) un bisogno di contenere
l'aggressività, 2) una brama di gratificazione del desiderio di una
relazione simbiotica con una figura materna, 3) un desiderio di
alleviare affetti depressivi. dipendenti da oppiacei gravemente
nevrotici, che possono rappresentare la maggioranza. Questi
individui esperiscono sentimenti di mancanza di valore, di colpa, di
autocritica e di vergogna, La loro depressione sembra intensificarsi
quando cercano di avvicinarsi agli altri, cosicchè si ritirano in
una "beatitudine" isolata raggiunta attraverso l'eroina o altre
sostanze stupefacenti dalle dimensioni sia regressive che difensive.
In genere coloro che rispondono bene alla
terapia analitica, non hanno Super-io sottosviluppato a differenza
dei tossicodipendenti antisociali, ma piuttosto una coscienza
eccessivamente dura. La sostanza intossicante viene cercata come una
fuga da un Super-io tormentante.
Molti clinici ritengono the l'astinenza dalla
sostanza della quale si fa abuso, sia un prerequisito necessario per
un adeguato trattamento attraverso la tecnica psicoterapeutica dei
disturbi sottostanti - ansia, depressione, disturbo di personalità,
problemi di autostima o carenze dell’Io. Il terapeuta deve
identificare i sottostanti problemi di modulazione affettiva, di
regolazione dell'autostima, e di modalità di relazione con gli
altri, per aiutare il cliente a scoprire risposte alternative a quei
problemi.
Un programma efficace di trattamento comporta
in genere: 1) la creazione di un sostituto per la dipendenza da
sostanze chimiche (ad esempio, un'organizzazione come la AA, un
sistema di credenza alternativo, oppure una dipendenza benigna da
una persona o da una istituzione religiosa); 2) l'adeguato
trattamento di altri disturbi psichiatrici, compresi adeguati
farmaci psicotropici e psicoterapia; 3) astinenza forzata (ad
esempio, farmaci antagonisti delle droghe, controllo delle urine,
libertà vigilata, sostituti della droga come il metadone e sistemi
esterni di sostegno durante il periodo di maturazione psicologica;
4) promozione della crescita e del cambiamento strutturale della
personalità attraverso la psicoterapia.
In sintesi il fattore dominante nell’abuso di
sostanze sembra essere l’esistenza un Super-io incombente, ciò ha
messo in guardia i terapeuti dall'essere punitivi o critici, che non
devono punire o mettere in guardia i loro pazienti riguardo all'uso
di sostanze stupefacenti. Un ruolo più appropriato, sembrerebbe
quello di capire le pressioni del Super-io del paziente,
analogamente a quanto avviene con un paziente gravemente nevrotico.
La psicoterapia di gruppo è entrata a far
parte di molti programmi, dove i tossicodipendenti si sentono
sostenuti dal parlare con altri che hanno avuto il medesimo problema

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